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Diliberto, «anche questo significa essere diversi»
 (Ansa) «Si può fare politica fuori dalle istituzioni, come fate voi, per questo ho deciso di lasciare il posto a Ciro Argentino»
Con queste parole Oliviero Diliberto ha spiegato il senso della sua scelta di non candidarsi alle prossime elezioni politiche e di lasciare il posto di capolista all'operaio e sindacalista della Thyssen, Ciro Argentino. Lo ha ribadito anche a Torino, dove ha anche spiegato che «quando abbiamo cominciato a comporre le liste ci siamo accorti subito che Ciro correva il rischio di non venir eletto». Di qui la decisione, forte, importante: «Ora Ciro ha una grande responsabilità, ma so che è in grado di combattere questa importantissima battaglia». Una battaglia elettorale, spiega Diliberto, difficile e diversa da quelle degli ultimi 15 anni dove il bipolarismo prevedeva un centrosinistra da una parte e la destra dall'altra. «Ora non è più così, il centrosinistra non c'è più».
E di fronte a Veltroni e Berlusconi che dicono di voler modernizzare il paese, che hanno programmi uno la copia dell'altro, «il nostro mandato in questa campagna elettorale drogata e basata su falsità e bugie è cercare di dire la verità, di smascherare chi in realtà sta pensando che la sinistra in Italia è morta. Invece non è così, anzi la sinistra si è unita sotto il simbolo dell'arcobaleno che parla di futuro e di speranza».
«L'idea di modernità e di riformismo che hanno Veltroni e Berlusconi - ha sottolineato Diliberto - si basa sul fatto che loro credono che bisogna diminuire i diritti delle persone, degli individui. Siamo diventati ormai tutti numeri, non più persone, questo governo ha anche reintrodotto il caporalato, il lavoro giornaliero, una forma di sfruttamento insopportabile. Il potere è tornato ai forti, ai ricchi, sulla sinistra è passato uno tsunami, nulla è più come prima». Di qui la chiamata ad una politica etica, citando Enrico Berlinguer, «nel cui nome chiedo a tutti voi di fare la vostra campagna elettorale», perché «dobbiamo essere consapevoli e fieri di essere diversi. La nostra è la diversità morale di Berlinguer». (12.3.08) |