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In Italia nessuna politica a sostegno delle donne  “Dare alle donne una base di uguaglianza nel mondo del lavoro non solo è eticamente giusto, ma è soprattutto un investimento intelligente nel lungo termine”. Focus> Legge 194
Cresce il numero delle lavoratrici (1,2 miliardi nel 2007) ma non il riconoscimento dei loro diritti e la valorizzazione del loro ruolo sociale. Anzi, secondo il rapporto Le tendenze globali dell’occupazione femminile, presentato in questi giorni dall’Ufficio per le pari opportunità dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), la maggioranza si trova in condizioni di sfruttamento e ricatto, con salari molto bassi e assenza di qualsiasi garanzia sindacale. E se di una questione femminile si vuole ancor’oggi parlare, l’Italia continua a mantenere un primato negativo nel panorama europeo, collocandosi, con il suo 46,9%, al 27° posto, dietro la Spagna (55%), la Francia (60,6%) e la Svezia e Danimarca (73,3%). Costante e drammatica la spaccatura tra Nord e Sud, dove si registra un tasso di occupazione femminile, rispettivamente, del 57% e del 31,2%, pari a Paesi come India e Bangladesh. Il problema principale sta nella mancanza di una politica di sostegno alle donne, che si declina anche in strutture e servizi sociali in grado di aiutare le famiglie, ma soprattutto nella costruzione di un contesto sociale e culturale che riconosca, in modo condiviso, nelle donne dei soggetti attivi nel mondo del lavoro. Un dato particolarmente interessante viene dal Est asiatico: Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Taiwan, Mongolia, Macao hanno in media il più alto tasso di attività delle donne (79 su 100 uomini) e il più basso di disoccupazione (2,7 rispetto al 3,8 maschile). E ancora, di queste lavoratrici il 61,1 è impiegata in modo precario, il 41% nell’agricoltura e il 33,5 nei servizi. Ma in un momento storico come il nostro, di bassa crescita e con la minaccia di recessione alle porte, il problema occupazionale, in genere, rischia di divenire un nuovo specchietto per le allodole, sbandierato dai poteri forti e usato in modo strumentale dalla politica. (7.3.08) |