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Calderoli non gradito dalla Libia |
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A rischo l'intesa Eni-Noc sugli idrocarburi La Libia fa sapere al nuovo governo Berlusconi, tramite il suo ministero dell’Interno, che non intende più collaborare nella protezione delle coste italiane dall'ondata di sbarchi clandestini
provenienti dall’Africa. Ma non è finita, ad essere messi in discussione sono anche i visti e i contratti Eni. Sembrerebbe, però, trattarsi dell’ennesimo avvertimento, il secondo dopo il monito lanciato dal figlio di Gheddafi, Seif el Islam, affinché si evitasse di nominare Calderoli ministro. La minaccia è sempre la stessa: «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l’Italia». Si tenga conto che sull’agenzia Jana Calderoli è stato indicato come «il vero assassino» dei libici morti a Bengasi nell’assalto al consolato italiano del 2006, a seguito delle proteste contro l’esibizione in televisione di una maglietta con vignette di Maometto proprio da parte dell’allora ministro leghista. Non si è fatto attendere l’augurio di buon lavoro dal Colonnello a Berlusconi, chiamato telefonicamente a poche ore dal giuramento al Quirinale. Ma intanto dava ordine di diffondere la nota ufficiale alla Reuters e al Tripoli Post, come conseguenza della notizia data dal quotidiano online sull’energia, Staffetta quotidiana, di una «dura risposta» alla nomina di Calderoli. Veniva supposto a riguardo «il blocco dei visti di ingresso per gli italiani in Libia e la cancellazione dell’accordo strategico tra l’Eni e la compagnia di Stato Noc siglato il 16 ottobre a Tripoli ». A corollario la minaccia di lasciar passare l’intero flusso di immigrazione illegale, proprio alla vigilia della «stagione estiva, durante la quale questa immigrazione clandestina dalla Grande Gamahiria aumenta». (9.05.08) |