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Il «governo del Presidente» ai nastri di partenza PDF Stampa E-mail

Ressa per viceministri e sottosegretari

Image «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione»

E il governo del Presidente è fatto. Dopo il giramento di Silvio Berlusconi e dei 21 futuri ministri: quelli senza portafoglio, da Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) a Umberto Bossi (Riforme), e quelli con portafoglio, da Franco Frattini (Esteri) a Giulio Tremonti (Economia). Una cerimonia rapida per un governo lampo. Il tutto davanti ad un presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sembra aver instaurato un rapporto privilegiato col presidente del Consiglio più di natura personalistica che istituzionale.
Nel corso del successivo primo incontro con i ministri, Berlusconi augura a tutti «buon lavoro», raccomandando però «sobrietà nelle interviste» e ricordando al nuovo esecutivo che «milioni di italiani guardano a noi: non possiamo deluderli». E comincia subito con un sopralluogo nella sala stampa di Palazzo Chigi dove critica il fondale azzurro adottato da Prodi e decide di far ripristinare il vecchio. È il nuovo che avanza.
Ora in gioco c’è la nomina di tutti i viceministri e sottosegretari, e a rivendicare le poltrone sono in tanti, forse troppi. Necessità vuole che i posti siano prudentemente occupati da uomini accondiscendenti che creino meno problemi possibili, visti i molti già da sbrogliare. Ma Berlusconi sembra intenzionato ad attendere e rinviare la controversa decisione,  almeno fino a quando non avrà sedato ambizioni di potere troppo ingombranti e stretto nuove alleanze.

 (9.05.08)

 
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