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Difficili i soccorsi. Mobilitazione internazionale per gli aiuti 15.000 morti e 30.000 dispersi, secondo gli ultimi dati ufficiali, è il bilancio del ciclone Nargis in Birmania
Una conta ancora provvisoria che appare destinata ad aggravarsi, anche perché gli sfollati sono nell'ordine delle centinaia di migliaia, ma potrebbero ben presto risultare milioni. Intanto iniziano ad arrivare i primi aiuti dalla comunità internazionale. Infatti, dopo aver annunciato che solo l'Onu sarebbe stata autorizzata a intervenire sul territorio, il ministro della Protezione sociale Maung Maung Swe, ha precisato che gli interventi per le popolazioni colpite saranno accolti con favore, ma gli esperti dovranno negoziare con il regime il loro ingresso in territorio birmano: «Le squadre di esperti stranieri che vengono qui dovranno negoziare con il ministero degli Affari esteri e la massime istanze».
Un primo aereo militare da trasporto con beni di prima necessità giungerà a Rangoon dalla Thailandia, mentre altri Paesi e organizzazioni stanno per inviare a loro volta aiuti alla Birmania. La Cina, tradizionale alleato della giunta birmana, ha annunciato di aver già inviato aiuti per un milione di dollari. Le squadre dell'Onu hanno intanto iniziato a compiere sopralluoghi, secondo quanto riferito da Richard Horsey, portavoce dell'Onu a Bangkok, «per adesso l'emergenza sono i ripari e l'acqua» ha aggiunto, «senza acqua potabile, la preoccupazione principale è il rischio di propagazione di epidemie».
La giunta militare ha revocato lo stato di emergenza in alcune delle aree colpite dal ciclone. Il provvedimento di revoca riguarda tre Stati federati e alcune zone dei distretti maggiormente colpiti sia nella regione del delta del'Irrawaddy che nel circondario della vecchia capitale Yangon, ora Rangoon. L'emergenza resta invece in vigore in sette distretti della prima e in quaranta del secondo. Bogalay, nel delta dell'Irrawaddy, è stata la città più colpita dal passaggio del ciclone: distrutta al 95%. (6.5.08) |