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Senza discriminanti forti vince la destra PDF Stampa E-mail

La sconfitta di Roma non è come le altre. Ha un significato simbolico grande, grandissimo. Di fronte a fatti di questa portata le giustificazioni non reggono 

semmai rischiano di aggravarne la gravità in un certo senso storica. Con la vittoria di Alemanno, per certi versi, è caduta la grande Roma democratica, quella che ha puntualmente distinto tutte le fasi acute della lotta per la democrazia e la libertà in Italia e persino nel mondo. Il popolo di Roma, apparentemente indifferente ma sempre pronto alla risposta democratica di massa, a fianco del sindacato e della sinistra, ci ha voltato le spalle. Mi ha profondamente colpito il pomeriggio di lunedì, bevendo una birra al tavolo di un vinaio di Trastevere, la richiesta insistente sui primi dati dello spoglio fattami da amici operai, artigiani, pensionati, quasi tutti appartenenti a famiglie di tradizione ebraica, preoccupati come mai prima d'ora dell'eventuale vittoria di un fascista nella elezione a sindaco.

Era tutta gente che non amava Rutelli e meno che mai Veltroni, ma consapevole del valore dirompente anche nella vita di tutti i giorni della ascesa di un fascista al Campidoglio, il primo dopo i podestà di Mussolini. Questi amici non sono militanti di sinistra ma hanno una discriminante antifascista assoluta, irriducibile, non negoziabile. Fra le tante riflessioni da fare, e insisto, non giustificazioni da presentare, c'è l'incapacità di tutto lo schieramento di centro sinistra di avere discriminanti forti, appunto non negoziabili, rispetto alla destra.

Questo è avvenuto per la discriminante antifascista, ovviamente nei termini di oggi, per quella di classe, per quella centrale del lavoro, della pace, dei deboli, degli ultimi e altre ancora come la solidarietà ordinata e matura al posto della sicurezza militare. Senza discriminanti ideali e di classe il popolo della Roma democratica ci ha abbandonato, si è sentito tradito. Come si è sentito tradito da Veltroni e dal Pd che hanno cancellato, di fatto,  quelle discriminanti. Oggi bisogna ripartire da qui. Con la modestia e l'orgoglio di ricostruire una forza comunista di massa. Non elitaria ma appunto di massa.

 
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