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Ritorna il vento di guerra PDF Stampa E-mail

Ancora non è stato nominato il nuovo governo, ma già in Italia soffia un vento diverso, un vento di guerra

Le tensioni internazionali, dall'Afghanistan all'Iran, dal Libano ad Israele, rappresenteranno il banco di prova della politica estera del nuovo governo Berlusconi, sicuramente più disponibile ed allineato alle richieste dell'establishment statunitense.

Qualche esempio? Il contingente italiano presente in Afghanistan deve seguire delle regole d'ingaggio ben precise, giudicate dagli Usa e dai nostri nuovi governanti limitate e limitanti, al punto da spingere esponenti del Pdl a ribadire la contrarietà a limitare l'impegno in battaglia. Traduzione: siamo pronti a combattere.
E nel Pd il neoeletto generale Del Vecchio auspica un clima bipartisan nel rispondere alle richieste della Nato. Più chiaro di così...

Ma non si vive – e muore – di solo Afghanistan. L'ostilità della destra italiana nei confronti della missione italiana in Libano non deve stupirci. Il nuovo governo dovrebbe chiudere l'impegno nel Paese dei cedri, dove le forze di interposizione impediscono, di fatto, l'invasione da parte di Israele, futuro grande partner di Berlusconi & Co. e riportare gli uomini in Iraq dove fare la guardia ai barili di oro nero.

Si chiude un'era, quella della politica estera del governo di centrosinistra, che pur tra difficoltà e contraddizioni, era riuscita a ridare all'Italia la dignità di un ruolo di interlocutore serio ed indipendente. Da domani si ricomincerà a scodinzolare davanti allo zio George.

 
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