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Morire di lavoro PDF Stampa E-mail

Mille vittime l'anno, tra le cause la precarietà


Quasi 200 morti dall'inizio dell'anno, migliaia di infortuni e più di 4 mila invalidi permanenti. Non è un bollettino di guerra ma il bilancio degli incidenti sul lavoro in Italia

Secondo gli ultimi dati Inail si parla di più di mille vittime l'anno, quelle che vengono impropriamente chiamate morti bianche. Si dovrebbe invece parlare di uccisioni, perché ci sono dei colpevoli, perché in un Paese che si definisce civile non si può morire di lavoro. L'Anmil, l'associazione dei mutilati ed invalidi del Lavoro, parla di un «fenomeno sociale di massa» e addirittura l'Inca-Cgil afferma che le statistiche sono errate per difetto, non tengono conto del lavoro nero, dei casi fatti passare come malattie comuni e dei non assicurati all'Inail.
Dal 2002 al 2007 sono state oltre 9 mila le morti sul lavoro, tra infortuni e malattie professionali, per lo più causate da tumori legati all'esposizione da amianto, 6 morti  per ogni giorno lavorativo.

Per capire la tragicità della piaga degli infortuni sul lavoro basta leggere l'indagine dell'Eurispes, «Infortuni sul lavoro: peggio di una guerra». Dall'aprile 2003 all'aprile 2007 nella seconda guerra del Golfo sono morti 3.520 militari, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. In Italia il lavoro fa più vittime di una guerra.
Secondo l'Eurispes, tra le cause degli incidenti si annoverano la scarsa padronanza dei macchinari, l'assuefazione ai rischi, la diminuzione dell'attenzione nel lavoro di sorveglianza da parte dei lavoratori e il mancato rispetto delle procedure e, dato importantissimo, la precarietà del lavoro. Insomma un lavoro non sicuro significa insicurezza sul lavoro.

 
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