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Bce, mai pių scala mobile |
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Duro monito a proposito di inflazione e salari Un appello al «senso di responsabilità» nella gestione delle finanze pubbliche viene rivolto dalla Banca centrale europea ai governi
A fronte delle assai poco confortanti prospettive di ripresa dell’economia mondiale si profilano possibili «ulteriori pressioni sui conti pubblici», necessarie per arginare l’«alta incertezza» che domina le previsioni di crescita. Pertanto «i Paesi che presentano squilibri di bilancio sono sollecitati a compiere progressi sulla via del risanamento strutturale» perché «nella fase attuale politiche di bilancio particolarmente prudenti e orientate alla stabilità contribuirebbero anche a contenere le politiche inflazionistiche».
Mentre i fondamentali economici di Eurolandia sono considerati ancora «solidi», si teme una frenata nella crescita e un peggioramento del quadro inflazionistico su petrolio, prodotti alimentari, prezzi amministrati e salari con un rialzo ben più alto del 2%, il valore preso a riferimento dalla Bce. Viene assolutamente bandito il ricorso a qualsiasi meccanismo automatico di adeguamento dei salari al costo della vita. Un attacco durissimo alla «scala mobile». L’ancoraggio dei salari nominali all’inflazione aggraverebbe, a detta della Bce, la spirale inflazionistica con conseguenza gravissime sulle solidità delle basi dell’economia europea.
Nel 2008 la crescita del Pil dell’area euro dovrebbe continuare, seppur ridimensionata rispetto al 2007, «a ritmi moderati», anche se ancora significativi sono «i rischi al ribasso» per «turbolenze dei mercati finanziari» e «ulteriori rincari imprevisti dei prodotti energetici e alimentari». I governi sono chiamati ad un maggiore impegno nelle riforme strutturali «per promuovere l’integrazione dei mercati e ridurre la rigidità in quelli dei beni e servizi e del lavoro che limitano la concorrenza, la flessibilità dell’occupazione e la differenziazione delle retribuzioni». Preoccupazione desta la debole crescita della produttività, di ostacolo all’ agognata «espansione del reddito generale». Serie politiche di riforme «non soltanto promuoverebbero l’occupazione e sosterrebbero la crescita del prodotto potenziale, ma concorrerebbero altresì a moderare le pressioni sui prezzi».
Viene infine riconfermato dalla Bce l’attuale orientamento di politica monetaria, che a differenza della Federal Reserve, non l’ha portata ad un abbassamento dei tassi d’interesse. Una scelta giustificata dalla volontà di mantenere e continuare a privilegiare la stabilità dei prezzi nel medio periodo. (17.04.08) |