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I vostri commenti (17.4.08) PDF Stampa E-mail

Ma insomma! Siti che chiudono per insulti, prese di distanza, litigi più o meno velati, vogliamo continuare? Ma dobbiamo sempre e comunque farci del male? Smettiamola e ricominciamo a lavorare per una sinistra degna di questo nome (Roberto).

 

Dopo aver votato Pdci nel 2006 e Prc nelle elezioni precedenti permettetemi di dirvi perché stavolta non ho votato sinistra arcobaleno: sono un dottorando di ricerca, ho tre anni di contratto a circa 815 euro mensili.
Ho un bimbo in arrivo e una compagna anche lei con un dottorato di ricerca. Ora: Mussi è il nostro ministro (finalmente uno che ci aiuterà, ho ingenuamente pensato) e promette che ci aumenterà lo stipendio almeno a 1000 euro. Passano i mesi e Mussi dice che l'aumento è buona cosa, ma non c'è la copertura (sprecano i miliardi, ma non trovano 40.000.000 di euro!) Alla votazione della finanziaria al senato un senatore di An propone un emendamento per aumentare lo stipendio ai dottorandi, MA IL GOVERNO, COMPRESA TUTTA L'AREA DI SINISTRA, CHE DOVREBBE DIFENDERE I PRECARI E I SOTTOPAGATI, VOTA CONTRO!Per fortuna, grazie a qualche senatore "dissidente" (Turigliatto e il gruppo di Dini) il governo va sotto e l'emendamento passa. Purtroppo, mi sono ricordato di questo fatto in cabina elettorale. Spero che ciò sia un piccolo spunto per riflettere sui perché della disfatta elettorale della SA. Per il mio voto perduto ringraziate l'ex ministro Mussi e ricordategli che è bene non prendere per il culo, e che le promesse fatte vanno mantenute. Invece di rompere sui DICO, TAV, Dal Molin e compagnia bella (per carità, tutti argomenti importanti) la SA avrebbe fatto meglio a pensare di più ai precari e alla gente che non arriva a fine mese. Mi sembrava questa la priorità per chi si definisce di sinistra ( Stefano).

L'esame dei risultati elettorali mi ha provocato un grande sconforto ed una grande rabbia! Il primo mi ha portato sull'orlo delle lacrime, la seconda a scrivere la provocazione contenuta nelle righe seguenti che, ripeto, sono dettate dalla rabbia. Un Paese moderno e civile deve necessariamente dotarsi di un codice comportamentale al quale tutti i cittadini devono attenersi. Un codice che regoli i rapporti tra la collettività ed i singoli; tra i singoli stessi; che regoli i rapporti sociali, economici, familiari e via dicendo. Così abbiamo che per poter esercitare il diritto di condurre un'auto occorra una patente di guida; per esercitare l'arte della medicina occorra un'autorizzazione pubblica; lo stesso vale per ogni altra professione o mestiere; anche per esercitare la pesca sulle acque occorre una autorizzazione - la licenza -. E' quasi infinito l'elenco delle arti, mestieri, professioni, attività per le quali è necessaria - a seconda dei casi - una patente, una licenza, una autorizzazione. Ed è, quasi sempre, giusto che così sia! Chi svolge. ad esempio, l'attività di medico deve poter dare - a chi richiede il suo intervento - una garanzia di professionalità che la collettività gli deve aver concesso e riconosciuto. Lo stesso vale per il farmacista, per il notaio, per il ragioniere, per il geometra, per l'elettricista, per l'idraulico. Guai se così non fosse! Rischieremmo di essere avvelenati da un farmacista incompetente, di trovarci la casa allagata da uno pseudo-idraulico, e via elencando. Se dunque la collettività tutela  il singolo cittadino, che potrebbe subire dei danni a causa delle incompetenze di un professionista, perché non dovrebbe tutelare anche se stessa da danni ancora maggiori?
Procurare dei danni a singoli cittadini (come negli esempi precedenti) è molto grave, ma provocare dei danni non al singolo cittadino, ma all'intero Paese, è ancora peggio! Ecco quindi la provocazione annunciata: "Perché non rilasciare una patente per esercitare il diritto di voto?".Colui che, esercitando questo diritto si reca alla cabina elettorale senza sapere - senza avere la minima cognizione di ciò che sta per compiere - rischia di produrre danni incalcolabili all'intero Paese e non solo a se stesso. Molto spesso si sente affermare che questo (o quel) governo "non fa gli interessi del popolo", che questo (o quel) governo è composto da ladri. Quando si va più a fondo si scopre per "il governo" si intende: il
Potere Esecutivo, il Potere Legislativo, la Magistratura, le forze di polizia, i vigili urbani e financo i sindacati, la stampa, la televisione, i capistazione e chi più ne ha, più ne metta! Quale confusione regna nella testa di taluni elettori (taluni? Non potrebbero essere molti, troppi?)! Che contributo possono dare costoro alla creazione di una classe dirigente, alla formazione di un efficiente personale politico che governi con perizia e onestà questo Paese se non hanno ben chiaro in testa il motivo per il quale si recano al voto? Costoro sono, poi, i primi a urlare contro la "classe politica", il "ceto politico", la "casta politica" come se in un Paese democratico esistessero una classe, un ceto od una casta politica.
Costoro sono i primi a non rendersi conto che in un Paese democratico il personal politico non sì è autoeletto, ma è stato scelto dal corpo elettorale e di questo ne è lo specchio fedele! Costoro non si rendono conto di essere dei burattini manovrati da un burattinaio che ha mille interessi a denigrare ogni forma, ancorché imperfetta, di democrazia. Costoro non si rendono conto di essere al servizio della demagogia fomentata da qualche personaggio che, dopo aver calcato il palcoscenico, sembra essersi messo al servizio del più deleterio qualunquismo. Costoro non si rendono conto di essere succubi della tv-spazzatura (tv-spazzatura onnipresente nel nostro Paese) che li orienta (o meglio, li disorienta) verso il qualunquismo ed il populismo. Perché deve essere consentito a tali cittadini (meglio sarebbe chiamarli sudditi) di esprimere il loro inutile, quanto pericoloso voto? Ora qualcuno, leggendo queste righe, griderà allo scandalo. dirà che questa posizione ripercorre all'indietro il cammino della storia. Dirà che la partecipazione al voto è un diritto inalienabile e che nessuno può toglierlo. Anche un semplice baccelliere della politica può constatare che, in alcuni casi la Magistratura può togliere, o sospendere tale diritto. Chi si è macchiato di un certo tipo di delitti si vedrà togliere il diritto al voto. Nessuno in questo caso griderà allo scandalo. Nessuno sospetterà che vi sia stato un attentato alla democrazia, ma tutti si renderanno conto che i poteri dello Stato hanno il dovere - in certi casi - di negare il diritto di voto ad un elettore indegno di esercitarlo. Si inventi, allora, una specie di "patente" per l'esercizio del voto. Chi
ne è provvisto potrà votare. Gli altri, no! E' presumibile che le formazioni politiche maggiormente penalizzate saranno quelle della destra perché è là che più di ogni luogo si annida il più becero qualunquismo. E' là che si annida il sottoproletariato, (la classe sociale più disponibile alle avventure politiche della destra – come dimostrato dalle vicende del fascismo e del nazismo -). Il sottoproletariato è la classe sociale che, storicamente, è stata più disponibile ad essere manovrata dai regimi autoritari. Il sottoproletariato non è solamente uno strato sociale che vive ai margini della società e dell'illegalità rovinando talvolta da quella a questa. Il sottoproletariato non è soltanto una condizione economica, ma è anche una cultura, una concezione diversa della società civile, un diverso modo di pensare, di comportarsi, di agire, in una parola: una diversa "cultura". Il sottoproletariato non è un confine che separa i ricchi dai poveri, perché in esso si trovano - talvolta - entrambi. Anche alcune frange della piccola borghesia (quelle che vivono sotto il desco padronale) sono assimilabili al sottoproletariato. La sinistra avrà poco da temere perché il proletariato è stato sempre il motore della democrazia e del progresso sociale, checché ne dicano gli odierni soloni! A chi si domanda quale sarà l'autorità che potrà rilasciare questa "patente" e con quali criteri potrà essere rilasciata, si potrà rispondere che questo è solo un problema tecnico e, perciò, risolvibilissimo! La difficoltà non è pertanto "come si risolve il problema", ma se "lo si vuole risolvere". Sorge, a questo punto, un'altra osservazione: perché non istituire una
"patente a punti"? Posto che tutti i cittadini aventi diritto al voto non sono uguali tra loro poichè ciascuno è dotato di diversa conoscenza, sensibilità, preparazione politica, ecc. perché il voto espresso da un cittadino deve essere uguale a quello di un altro? Perché devono contare alla stessa maniera? Perché devono avere lo stesso peso? Perché il voto di un cittadino che si reca alle urne cosciente di ciò che sta per compiere deve essere uguale a quello che si reca alle urne senza avere la minima idea di ciò che si appresta a fare? In questi casi perché non assegnare al primo elettore un voto che valga "dieci", all'altro un voto che valga "nove" e cosi via, fino all'ultimo il cui valore del voto equivalga a "uno"? Anche qui, la risolvibilità del problema è tecnica, quindi fattibilissima. I rappresentanti del popolo, con questa diversa forma di elezione, sarebbero per davvero i veri rappresentanti del popolo. Non solo, ma gli esclusi dal voto (totali o parziali) troverebbero un nuovo incentivo per la loro preparazione, civica e politica, finalizzata al rientro nel diritto al voto. I mestatori, i qualunquisti, i populisti, i demagoghi, i proprietari dei grandi "media" avrebbero vita più difficile perché un popolo socialmente e politicamente cosciente non è facilmente ingannabile. Naturalmente, come annunciato all'inizio, queste sono soltanto delle provocazioni! Ben altra è la strada da percorrere per far diventare questo Paese un "Paese normale". Non sono in grado di indicare questa strada, ma ci deve essere, e non potrà essere percorsa in un tempo minore di una o due generazioni. La mia aspettativa di vita (ho sessantotto anni) non mi permetterà, ahimé, di vedere e di vivere un un Paese "normale", ma spero ardentemente che lo possano vedere le generazioni future (anche se tutti i segnali che da esse vengono vanno nella direzione opposta). (Giancarlo)

Sono un vostro elettore e lo sarò sempre! Dobbiamo ritrovare il dialogo diretto con la gente (come ha detto Bertinotti) con gli operai,con i lavoratori dipendenti da 1000 euro al mese,con i precari. I Comunisti italiani, e questo mi dispiace, forse abbandoneranno il progetto arcobaleno. Io sono favorevolissimo a continuarlo,aggregando i voti dei  lavoratori, le tematiche per il rispetto dell'ambiente,i diritti civili e la laicità dello stato (magari facendo un apparentamento coi socialisti-come proposto da Boselli) gli omossessuali e gli animalisti (moltissima gente, più di quella che si pensi, ha a cuore questa cosa) bisogna ripartire anche dai giovanissimi-i 16enni di oggi sono i nostri elettori del prossimo futuro. Ognuno di noi si impegni tramite conoscenti, blog,forum ad avvicinarli alla politica e indottrinarli verso certi valori veramente riformisti diffondiamo le nostre idee
innovative,creiamo un dialogo costruttivo! Ad esempio è inconcepibile che abbiamo perso molti voti degli operai e che gli omossessuali votino a destra! Mi permetto di segnalarvi come futuro leader Niki Vendola-si è fatto le ossa come governatore della Puglia,
(eletto mi pare col 60% dei consensi!), persona seria,con grande personalità,idee chiare,buona dialettica e combattività che in politica è fondamentale per attirare le masse e i consensi dei delusi! Infine vi invito a guardare i forum in particolare quello di
sinistrarcobaleno.org per vedere "che aria tira" molti sono a favore del progetto unitario,come pare che lo sia anche il segretario Giordano (Andrea).

Bisogna ripartire dalle origini. I Leader ed i militanti dei partiti di sinistra che sono stati espulsi dai loro stessi elettori dal Parlamento, e i leader dei sindacati che si sono spenti non difendendo più i lavoratori ma solo i propri interessi particolaristici, devono tornare a scuola. Devono tornare a ristudiarsi la storia del movimento operaio, delle Trade Unions inglesi, delle Società Operaie di Mutuo Soccorso, per capire che non basta una falce ed un martello gialli su campo rosso, per rappresentare le classi operaie. Il mondo è cambiato. Le esigenze sono cambiate. La lotta secolare fra capitalisti ed operai non viene più percepita come lotta per la sopravvivenza come nel XIX secolo, ma viene vista, anche dagli operai, come qualcosa di antico. I politici nostrani, una volta posti i propri deretani sulle poltrone del governo, non solo hanno dimenticato le proprie origini, ma hanno tradito milioni di elettori che avevano sperato in un cambiamento mai arrivato. La debacle della Sinistra Arcobaleno e degli altri partiti che brandivano falce e martello, però, viene da lontano. L'uomo per natura deve avere amici e nemici. Dalla rivoluzione industriale in poi la società fu divisa in capitalisti ed operai, con una grande fetta di contadini che erano quelli che oggi definiremmo "ultimi". Questi erano rappresentati dai sindacati e dai partiti socialisti e comunisti che nacquero a partire dal XIX secolo. Questo equilibrio in Italia resse, nel secolo scorso, sia dopo la scissione di Livorno del 1921, sia dopo il fascismo. I primi reali sintomi di rottura, causa dello sfascio odierno, a mio avviso, si ebbero dopo la caduta del Muro di Berlino e la svolta della Bolognina che sancì la scomparsa del PCI e la nascita di due sinistre (Pds e Prc) il mondo del lavoro iniziò a perdere i riferimenti. Non al livello di rappresentanza politica nelle stanze dei bottoni, ma al livello di partecipazione attiva, di militanza e di sicurezza data dall'appartenenza al "Partito". Un Partito che si è andato sciogliendo pian piano, il Pds, poi Ds, poi PD. E il Prc che ha generato ieri il Pdci, oggi Sinistra Critica, Pcl e Per il Bene Comune. Una frammentazione dettata da personalismi e discordie interne ai partiti vissute con distacco da un popolo che non trovava più riferimenti nella partitica. Dove c'era un partito oggi ce ne sono una miriade, dove c'era una sezione con degli amici fidati oggi c'è, magari, la sezione della parte di quel partito che si è distaccata e ha creato una formazione politica concorrente. Mancano i riferimenti, manca una guida, manca un leader, manca la presenza sul territorio nazionale. La gente comune, quella che non arriva a fine mese, è stata abbandonata dalle varie costole dei partiti comunisti e socialisti, tutte impegnate a salvare il proprio giardino, perdendo così la fiducia e il rispetto dei propri elettori. E questa tendenza, sebbene di livello nazionale, è ancor più evidente al nord dove gli operai hanno votato in massa Lega. Non per convinzione ma perché la Lega ha trovato un nuovo nemico contro cui combattere. Dal capitalista all'immigrato. La Lega, partito alleato del partito azienda di Berlusconi, naturalmente non poteva sventolare la bandiera dell'anticapitalismo, ed ha brandito quella del razzismo, spingendo gli "ultimi" di oggi ad una guerra tra poveri che rischia seriamente di far degenerare i rapporti fra italiani e stranieri più di quanto non lo siano. Nelle Regioni rosse ha vinto, invece, il "voto utile" (che si è rivelato, evidentemente, devastante a sinistra), dettato dall'antiberlusconismo, e il non voto. Al Sud il Pdl ha sbaragliato tutti, fagocitando voti di tutte le classi sociali. Il risultato di questo sfaldamento della sinistra italiana è stata la netta divisione del mondo del lavoro, che oggi va in ordine sparso e non si sente più rappresentato da nessuno al livello nazionale. Oggi, in Italia, si è svuotato di significato il marxiano "operai di tutto il mondo, unitevi!". Ed i sindacati sono scomparsi, sono frammentati, sono troppo legarti ai partiti, si accosciano ai "governi amici". Tradiscono gli operai ed i giovani siglando accordi come quelli del 23 luglio 2007 che santificano la precarizzazione del lavoro. Credo si debba ripartire da qui, dal malcontento che ha generato lo scollamento del popolo della sinistra dalla sinistra stessa. Dalle malefatte dei partiti di sinistra e dei sindacati. I lavoratori italiani, precari, operai, impiegati dipendenti, hanno bisogno di un grande partito di sinistra che li rappresenti e li difenda dai continui assalti dei capitalisti italiani, che hanno già scardinato l'unità dell'Italia che lavora, attraverso quella tv e quei giornali in loro possesso (non solo quelli propriamente Berlusconiani), che hanno fomentato odi razziali e paure da caccia alle streghe. Un partito unito e coeso, presente da nord a sud, militante sul territorio con la missione di ascoltare ed aiutare le famiglie in difficoltà, i poveri cristi, gli operai. Un partito scevro da personalismi che non segua le logiche di partito e di poltrona ma che risponda alle richieste degli ultimi del 2000. In quanto al simbolo beh, se PdCI e parte di Rifondazione credono che sia l'assenza di Falce e Martello ad averli penalizzati, la loro analisi è alquanto semplicistica e non tiene conto degli insegnamenti di uno dei più grandi rappresentanti del comunismo italiano, Enrico Berlinguer che già nel 1978, intervistato da Scalfari, diceva: "Non si rinnega la storia: né la propria, né quella degli altri. Si cerca di capirla, di superarla, di crescere. di rinnovarsi nella continuità". (Giordano)

L’amarezza per la sconfitta è ancora molto forte. Ho sentito e anche letto che Oliviero Diliberto vuole “ricominciare dalla Falce e Martello”. Spero che dietro quest’affermazione non ci sia ancora la voglia di discutere se fare apparire o no, i due simboli, per quanto importanti ed espressione del mondo lavoro. Falce e Martello sono un’immagine che rappresenta quei valori che sono il nostro patrimonio culturale e che ognuno di noi porta sempre con se indipendentemente che appaiano o meno su una bandiera. Spero ci sia invece la volontà di costruire qualcosa di diverso e di nuovo fondato su quelli che sono sempre stati i nostri ideali. Per questo, auspico che ci sia da parte di tutti il desiderio di lavorare unitariamente con le altre forze che hanno provato a costruire una sinistra alternativa e che possa essere di governo e non solo di lotta. (Vincenzo)

 
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