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I comunisti ripartono dalla storia e dai simboli del lavoro PDF Stampa E-mail

Rottura di Veltroni e opacità del cartello di sinistra cause della sconfitta

Image «Le lacrime no, ma insomma l'emozione è stata forte», così il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto

parla, in un'intervista oggi su la Repubblica, del dopo voto. La sua analisi è dura, la Sinistra l'Arcobaleno «in qualche modo se l'è andata a cercare» e per «lo spicchio di responsabilità che mi tocca, qualche segnale mi sono sforzato di darlo. Ho rinunciato alla candidatura, ho detto no alla poltrona».
Ma non è bastato, la Sinistra per Diliberto è stata uccisa e per questo «c'è un nome e cognome dell'assassino Walter Veltroni. Ci ha cannibalizzati, ha distrutto la sinistra senza prelevare un solo voto al centro. Consegnando il Paese al nostro nemico».

Per Diliberto Berlusconi «è un modello che sta diventando un tratto endemico della nostra società: conservatrice, individualista, anche eversiva», insomma un «poco Billionaire».
E in queste elezioni l'aver tolto la falce  e martello per il segretario del Pdci non ha aiutato anzi, «non mi hanno ascoltato, abbiamo bruciato un sacco di voti identitari».
La sinistra l'Arcobaleno «non era una coalizione. Tre entità separate, poca comunanza. Abbiamo sbagliato campagna elettorale». E le cifre lo dimostrano, il conto dei voto persi «è stato micidiale: tre milioni e ottocentomila italiani ci hanno votati due anni fa. Adesso solo un milione e duecento mila».

(16.4.08) 

 
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