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Berlusconi e Veltroni già ci pensano (5.3.08) - «Se la maggioranza al Senato non sarà ampia, io non farò come Prodi» ha dichiarato Silvio Berlusconi riaprendo così il balletto
delle larghe intese con il Pd di Veltroni. Il Cavaliere, sicuro di vincere, ha dichiarato che se non avrà i numeri a Palazzo Madama non formerà il governo ma sarà pronto ad avviare col Pd un percorso comune «per risolvere i problemi veri dell'Italia», dalla legge elettorale alle liberalizzazioni. Tutto ciò presupporrebbe un governo tecnico composto da una squadra di ministri «superqualificati ed imparziali», guidato, “ovviamente”, da Mario Draghi, che per Berlusconi sarebbe l'uomo giusto per questo compito.
Sembrerebbe fantascienza, gli italiani ancora non sono andati alle urne, la campagna elettorale è in pieno svolgimento e c'è chi parla già di governi tecnici. Ma forse l'ipotesi non è poi così assurda se con una sospetta coincidenza di tempi anche Walter Veltroni ripropone la possibilità di un «pareggio» fra Pd e Pdl. E allora che fare? Il leader democratico non si spinge a parlare di grande coalizione, ma leggendo fra le righe è chiaro che lì vuole arrivare. Se dalle elezioni non uscirà una maggioranza netta (e già si sa che con questa legge elettorale e con questi schieramenti al Senato difficilmente chi vincerà avrà molto vantaggio) «bisognerà fare le riforme – afferma Veltroni - e poi ritornare al voto». Riforme da varare, è chiaro, in accordo con il Pdl, una larga intesa per un periodo limitato ma non troppo breve, si parla infatti di un paio di anni. |