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E intanto la Thyssen chiede ai lavoratori «rinunciate al processo» Un bollettino di guerra, non fatalistico ma conseguenza del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, questo ciò che sta accadendo in Sardegna
3 morti sul lavoro in poco più di 48 ore, questo il bilancio della strage. Il numero delle morti bianche assume proporzioni impressionanti e drammatiche, a cui si aggiunge l'arroganza delle aziende che continuano ad essere carenti in materia di sicurezza. E la Thyssenkrupp, ormai emblema di questo atteggiamento, è recidiva. «E' un grave atto di intimidazione. E' un comportamento scandaloso. Siamo allibiti del comportamento dell'azienda», denuncia Ciro Argentino, delegato della Fiom della Thyssenkrupp capolista alla Camera a Torino della Sinistra l'Arcobaleno.
Infatti l'azienda sotto accusa per la strage avvenuta il dicembre scorso in cui persero la vita sette operai, continua a destare rabbia e scalpore per le sue arroganti iniziative. Come denunciano i sindacati la Thyssen sta facendo firmare ai lavoratori che lasciano l'azienda, perché hanno trovato un nuovo lavoro o per entrare in mobilità, un verbale. In cui è scritto che il lavoratore accetta l'incentivo alle dimissioni «a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio e che rinuncia pertanto a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo... 2043, 2059, 2087... del codice civile». Cioè proprio le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici dell'azienda, firmata dal procuratore Raffaele Guariniello.
Un ricatto secondo il quale se ti prendi la buonuscita (intorno ai 30mila euro) rinunci alla giustizia, se pretendi giustizia perdi l'incentivo. Il verbale è già stato firmato da una trentina di lavoratori. I legali, che si preparano alla costituzione parte civile di tutti i lavoratori in forza alla Thyssen al momento dell'incendio, sono sul piede di guerra. «Chiederemo che venga riconosciuto che quel verbale firmato dai lavoratori non possa essere inteso come una rinuncia a un diritto. L'azienda ha travalicato i limiti», spiega l'avvocato Elena Poli. Dura la denuncia dei sindacati che invitano a non firmare, «un ulteriore esempio di arroganza» ha detto il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, «è inaudito, l'azienda dia l'immediata disponibilità alla modifica del verbale di conciliazione prevedendone anche un effetto retroattivo» chiede la Cgil. (10.4.08) |