|
«Per questo Veltroni ha rotto con la sinistra» «Io non sono buonista e spero proprio che, subito dopo le elezioni, nel suo partito gliela facciano pagare»
A Catania per un comizio, Oliviero Diliberto parla di Walter Veltroni e della sua «responsabilità storica» di riconsegnare il Paese a Berlusconi. Il segretario del Pdci fa due conti facili facili: al Pd, per raggiungere il Pdl, mancano 7/8 punti percentuali, gli stessi che i sondaggi attribuiscono alla Sinistra arcobaleno. Sarebbe bastato allearsi di nuovo, invece di infilare bugie una dietro l’altra. L’unica cosa vera che Veltroni ha detto, ricorda Diliberto, è che il Pd non è un partito di sinistra, ma per il resto menzogne su menzogne: l’attribuzione della responsabilità della crisi del governo Prodi alla sinistra – quando tutti sanno che a determinarla è stato Mastella -; l’affermazione che avrebbe corso da solo – imbarcando poi Di Pietro e Pannella, quello che fa gli scioperi della fame come Gandhi, ma per un seggio in Parlamento -; l’impegno a fare piena luce sul G8 di Genova, sulla «mattanza di Bolzaneto», subito smentito dall’aver voluto nella sua coalizione proprio quell’Antonio Di Pietro che «ha affossato la Commissione parlamentare d’inchiesta sul G8, votando con la destra». «Vergogna», grida Diliberto a Veltroni dal palco di Catania. E vergogna anche per quell’elenco raccapricciante di candidati nelle liste del Pd: Binetti, Del Vecchio, Calearo. Un «imprenditore cattivo» lo chiama il segretario del Pdci, ricordando il sostegno del capo di Finmeccanica alla proposta di sciopero fiscale avanzata da Bossi. Vergogna per quegli obiettivi troppo simili a quelli di Berlusconi: abolizione dell’articolo 18, mantenimento della legge 30 e del precariato, cancellazione del contratto nazionale di lavoro. Vergogna, ancora, quell’intollerabile sudditanza alle gerarchie ecclesiastiche, che fa sì che «ciò che è peccato per la chiesa cattolica diventi reato per lo Stato italiano».
Per questo non ci hanno voluti, spiega Diliberto, perché noi «non ci siamo arresi al modello americano»: modello istituzionale, due soli partiti, alleanze fra simili; e modello sociale, se non hai i soldi non ti curi. In Italia, ricorda il segretario, la Sanità, la Scuola, sono migliorabili, ma ci sono per tutti. «Noi questi diritti vogliamo estenderli» e questo è il compito della sinistra. Ma per questo, ammonisce, dobbiamo «essere diversi», anche nei comportamenti, come ci insegnava Berlinguer, e «dimostrare che c’è chi fa politica perché crede nelle proprie idee e non per coltivare i propri interessi».
(9.8.08) |