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Sicurezza, dura resistenza di Confindustria PDF Stampa E-mail
Pagliarini, chi rema contro si assume un’enorme responsabilità

Image «Stanotte un altro operaio ha perso la vita: lavorava per le Ferrovie, è stato investito sui binari della Milano-Torino

Poche ore prima, nelle trasmissioni televisive e sulle agenzie di stampa abbiamo assistito all’incredibile fuoco di fila di Confindustria che ha scatenato i suoi leader contro il Testo Unico sulla sicurezza, di cui sono attesi i decreti attuativi nel corso del Consiglio dei ministri di oggi. Le imprese battono i pugni sul tavolo incuranti del mondo che le circonda e pretendono che il governo ammordisca gli inasprimenti sanzionatori previsti. Sarebbe gravissimo se Prodi accettasse un dialogo su questo terreno. Non si tratta, in questo caso, di venire meno alle esigenze di confronto tra esecutivo e parti sociali: si tratta piuttosto di dare una risposta certa alle grandissime aspettative di sicurezza assumendosi fino in fondo gli impegni presi da governo e parlamento nell’ultimo anno e mezzo. Chi rema contro si assume un’enorme responsabilità: al cospetto di chi ogni mattina si reca in una fabbrica o in un cantiere insicuro e anche di fronte ai cittadini che non si fidano più della politica».

Il susseguirsi di tragedie e di “uccisioni”, perché le morti sul lavoro hanno quasi sempre dei responsabili, ha indotto la politica ad accelerare i tempi per l'approvazione del Testo unico sulla sicurezza, ma come ha sottolineato Romano Prodi, occorre l'impegno di tutti, in primo luogo dei datori di lavoro che devono «applicare giorno per giorno le regole di sicurezza sul lavoro».

Di fronte a ciò che è avvenuto a Molfetta, cinque operai morti perché non avevano l'attrezzatura adatta, ma anche alla Thyssen di Torino, nei porti di Genova e Marghera, le responsabilità sono molte e dipendono fortemente da un sistema che non funziona e che sfrutta i lavoratori.

Per questo è necessario agire, rendendo più rigide le norme sulla sicurezza sul lavoro ed inasprendo le pene per chi non le rispetta, un inasprimento «ingiustificato» secondo il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta. Nel Testo unico sono infatti previste, per gli imprenditori che risultano inadempienti, pene fino a due anni di reclusione, troppi per Beretta al quale evidentemente non sembrano invece troppi i morti sul lavoro, più di mille l'anno secondo i dati Inail.


Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, intanto ha dichiarato che bisogna accelerare sulla strada della sicurezza e ha incontrato il ministero della Giustizia e le parti sociali, l'intenzione del Governo è quella di andare avanti, anche senza il consenso di Confindustria, puntando sulla nuova normativa ma anche sul rispetto delle regole da parte di tutti i soggetti interessati.

L'invito all'Esecutivo ad agire arriva pressante dalla Sinistra-l'Arcobaleno che chiede sì, un intervento straordinario, ma anche «un cambiamento radicale – afferma Fausto Bertinotti – della politica del lavoro».

(6.03.08)

 
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