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A Latina fra busti del Duce e statue littorie Silenzio in platea, niente applausi, niente euforia. Apre al museo della memoria fascista di Latina la sua campagna elettorale per diventare senatore del Pdl, il «camerata non pentito», Giuseppe Ciarrapico.
Un comizio mesto dai toni provocatori e affatto diplomatici. Qualche battuta, d’un sarcasmo becero non compreso neanche dagli avventori: «M’hanno dato dell’antisemita: ma se io, ai tempi delle leggi raziali, avevo 4 anni e mezzo?... La verità, purtroppo, è che la mia carriera s’è interrotta con l’incarico di Balilla». O ancora: «Mi piace chiamare Latina con il suo vero nome: Littoria. Ma se lo fa il professor De Felice, fa attività scientifica. Se lo faccio io, faccio attività nostalgica». Poi continua, sulla stessa linea, con l’elogio degli ospedali costruiti sotto il regime fascista. Non manca qualche considerazione sul Berlusconi che lo ha candidato: «Cercheranno di spaventarti, mi disse, sperando di vederti presto in ritirata». E gli attacchi al Veltroni sindaco sui cantieri della metropolitana, oppure un breve passaggio sulla sua condanna «all’epoca della giustizia secondo Di Pietro». Ricordiamo solo la sentenza passata in giudicato per il crack Ambrosiano e la gestione del lodo Mondadori tra Berlusconi e De Benedetti ai tempi del Caf. (28.3.08) |