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A Roma l'apertura della campagna elettorale del Pdci Il teatro Vascello di Roma ha ospitato l'apertura ufficiale dei Comunisti italiani, con il segretario della federazione di Roma del Pdci Fabio Nobile e il segretario nazionale del partito Diliberto
Una campagna elettorale che il leader del Pdci non esita a definire zeppa di menzogne e che per questo richiede parole semplici e sincere. L'intervento di Diliberto è stato introdotto da Fabio Nobile, che oltre a guidare «orgogliosamente» il partito a Roma, è capogruppo uscente dei Comunisti italiani al Campidoglio e candidato nella lista Sinistra l'Arcobaleno. Partendo dalla considerazione che il bipolarismo oggi non esiste più e quindi neppure il centrosinistra, nonostante il Pdci abbia sempre sostenuto con lealtà il centrosinistra, Diliberto denuncia la prima menzogna: Pd e Pdl, con l'aiuto dei media, fingono che questo esista ancora, mascherando così il bipartitismo a cui puntano e su cui basano gli appelli al voto utile.
Ma in una realtà in cui il Pd ha scelto deliberatamente di rompere con la sinistra, imbarcando chi ha sempre “picconato” il governo Prodi come Di Pietro, filoamericani e filoliberisti come i Radicali, personaggi come la Binetti, che ha votato contro il governo di centrosinistra pur facendone parte, e Calearo, simbolo e rappresentante di una classe imprenditoriale senza scrupoli, si capisce che Veltroni ha scelto da che parte stare. «La lotta di classe c'è – continua Diliberto - è un dato della realtà, il punto è che la fanno i padroni e non i lavoratori. Non esiste il ma anche, se non si sceglie su questi temi vuol dire che si è dalla parte degli imprenditori».
Un esempio di questo è Pietro Ichino, candidato nel Pd, che «in nome della modernizzazione chiede di cancellare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma se si toglie questa tutela il lavoratore potrà essere licenziato a piacimento. Questo non è moderno, è sempre stato così prima di quella, che è stata una vera riforma». Il quadro è preoccupante, dobbiamo esserne consapevoli. Per questo, insiste Diliberto, l'unico vero voto utile è quello dato alla Sinistra l'Arcobaleno, quello che impedirà «il patto scellerato, le larghe intese tra Veltroni e Berlusconi».
La Sinistra-l'Arcobaleno, afferma il leader del Pdci, nata perché la sinistra non venga cancellata da questo Paese, dove ormai le persone sono diventati numeri, una società fondata sull'egoismo e che ha saltato tutti i fondamenti della Costituzione italiana. Per questo, insiste, la crisi della politica, che travolge per prima la sinistra, deve essere affrontata seriamente, con i fatti. Così spiega la sua scelta di non candidarsi al Parlamento per lasciare il suo seggio, sicuro, a Ciro Argentino, operaio della Thyssen, sindacalista, e dirigente del partito. Diliberto ha voluto lanciare un messaggio ben preciso: il mondo del lavoro è centrale per i comunisti, si può fare politica anche fuori dal Parlamento, non siamo tutti uguali, c'è ancora chi fa politica in nome di ideali. «Non si può essere comunisti a corrente alternata» chiude Diliberto, rilanciando così la fierezza per la diversità comunista, sull'esempio sempre attuale di Enrico Berlinguer.
(15.3.08) |