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«Ma con una consultazione sociale» Siamo ormai abituati ad un Berlusconi che smentisce sé stesso e per questo la sua retromarcia sulle pensioni non stupisce, anche se la questione è tutt'altro che chiusa
Quando il candidato premier del Partito delle libertà, Silvio Berlusconi, durante il suo intervento al Forum di Confcommercio a Cernobbio, afferma che «bisognerà tornare almeno al sistema pensionistico che avevamo fatto con il nostro governo e per me anche quella riforma non era sufficiente», viene lasciato poco all'immaginazione.
Poi il Cavaliere ci ripensa e dopo aver rievocato un ritorno agli scaloni di Maroni, fa retromarcia, dopo aver dato il via a critiche e polemiche sul versante sia politico che sindacale, dal candidato premier della Sinistra-l'Arcobaleno, Fausto Bertinotti che definisce «sciagurata» l'ipotesi di un ritorno allo scalone, al sarcastico D'Alema, per il quale «siamo in attesa del programma di domani perché‚ Berlusconi è variabile», al secco no dei sindacati con il leader della Uil, Luigi Angeletti, che considera «una delle peggiori idee che abbia ascoltato negli ultimi tempi: ritornare a parlare di pensioni è assolutamente sbagliato».
Così, accusando la sinistra di aver tirato in campo «il vecchio armamentario dello stalinismo d'antan», Silvio Berlusconi nega le sue stesse parole e afferma di saper bene che «i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale». Ma una volta tirato il sasso si può anche nascondere la mano, tanto il sasso rimane.
(17.3.08) |